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Partiti politici italiani: una breve storia

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I partiti politici italiani sono frutto di un’evoluzione storica e sociale.

Ideologie e obiettivi, che si differenziano in base ai valori perseguiti, rappresentano gli elementi principali che distinguono la destra dalla sinistra e i rispettivi programmi.

Con questo post ci addentriamo nell’ambito di una materia complessa; l’attività politica in generale è interessata da dinamiche che talvolta risultano di difficile comprensione.

Per chi desidera avvicinarsi alla materia e per chi desidera approfondirla per trasformare l’interesse in una professione, l’Università Telematica Niccolò Cusano ha realizzato una guida contenente una panoramica generale sui partiti, sulla loro nascita, sugli ideali perseguiti e sull’evoluzione storica che li ha modificati nella struttura e in parte anche nei valori perseguiti.

Partiamo dall’inizio …

Cos’è un partito politico

Prima di addentrarci nell’ambito del processo sociale e storico che ha portato alla nascita dei partiti in Italia è d’obbligo approfondire il concetto stesso di partito.

Partiamo dall’articolo 49 della Costituzione che riporta quanto segue:

“Tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”

Ampliando la definizione potremmo dire che si tratta, molto semplicemente, di gruppi organizzati di persone che, sulla base di idee e interessi comuni, si pongono l’obiettivo di influenzare politicamente il Paese; la finalità ultima è conquistare il potere per poterlo poi gestire.

Nei paesi democratici il ruolo dei partiti è scindibile in quattro categorie di attività:

  1. Informare e formare gli elettori dal punto di vista ideologico e politico.
  2. Selezionare i candidati da presentare alle elezioni.
  3. Inquadrare gli ‘eletti’ sulla base dell’ideologia e della disciplina del partito.
  4. Garantire un canale comunicativo tra gli elettori e gli ‘eletti’.

La libertà di associazione, di cui all’articolo 49, prevede un unico limite: il divieto di ricostruzione del partito fascista e, in linea generale e implicita, di tutti quei partiti che agiscono in contrapposizione al principio democratico e alle libertà fondamentali garantite dal documento fondamentale dello Stato.

In particolare la disposizione transitoria e finale XII stabilisce quanto segue:

“E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.”

Per poter attuare la legge è stato necessario definire in qualche modo il concetto di ‘fascismo’.
Sono stati così identificati i principali elementi distintivi del fenomeno: perseguimento di obiettivi antidemocratici; esaltazione di personaggi e metodologie tipiche del partito fascista; esecuzione di manifestazione di esplicito carattere fascista.

Al fine di garantire un attività corretta i partiti politici italiani non possono: avere forma di associazione segreta e presentare caratteri di organizzazioni militari.
Tra le limitazioni il divieto di iscrizione a partiti per i militari in servizio effettivo permanente, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria, i magistrati e i rappresentanti diplomativi all’estero.
Il motivo di tale divieto è da ricercare nel ruolo dei funzionari statali che, in quanto al servizio esclusivo della Nazione, devono risultare estranei e lontani da interessi e interferenze politiche.

Nascita dei partiti politici

Il partito politico, nella sua forma più arcaica, affonda le sue origini al tempo delle teocrazie (forme di governo con basi religiose).
In Italia la nascita dei partiti politici risale al XIX secolo, quando ci si rende conto che per qualsiasi tipologia di cambiamento sociale è necessario unirsi e organizzarsi sulla base di un programma politico comune e condiviso.

Più che di veri e propri partiti si tratta quindi di posizioni assunte da esponenti pubblici di spicco e condivise anche dai cittadini.

Il Partito Socialista Italiano è identificato come il primo partito politico del nostro Paese, nato nel 1892 in seguito all’esigenza delle classi contadine e operaie di associarsi per ottenere un miglioramento delle condizioni di lavoro.

A soli tre anni di distanza a Milano viene fondato il Partito Repubblicano Italiano impostato sull’ideologia del programma di Mazzini.

Nel 1901 i liberali si uniscono nel Partito Liberale Italiano che nel 1919, in seguito all’adesione dei cattolici, diventa Democrazia Cristiana.

Il 1921 segna la nascita del Partito Comunista Italiano fondato da Antonio Gramsci con l’idea di cambiare radicalmente l’apparato sociale in favore dei lavoratori.

Punti strutturali comuni ai partiti di massa: un’ideologia, una rigida gerarchia e un elevato numero di iscritti su vasta scala territoriale.

Affinché i partiti diventino davvero di massa bisogna però attendere il suffragio universale, decretato in Italia nel 1945.

Destra e sinistra

I termini ‘destra’e ‘sinistra’ vengono utilizzati per la prima volta, in ambito politico, all’indomani della Rivoluzione Francese, quando nel corso delle prime riunioni parlmentari si delineava una netta divisione degli esponenti: a destra prendevano posto gli esponenti filo-monarchici e a sinistra i componenti della corrente più rivoluzionaria.

A partire dall’Italia unita si realizzano i primi raggruppamenti politici divisi a seconda dell’ideologia in ‘destra’ e ‘sinistra’.

I partiti di destra  italiani sono essenzialmente gli eredi della visione liberale di Cavour, mentre i partiti di sinistra rispecchiano gli ideali democratici di Mazzini e Garibaldi.

Con la nascita dei partiti di massa moderni la sinistra è rappresentata dai partiti socialisti e successivamente da quelli comunisti; la destra, agli inizi del novecento, è invece rappresentata dal partito nazionalista e successivamente da quello fascista, dichiarato non ricostituibile dopo il secondo conflitto mondiale.

In linea generale oggi chi è di sinistra persegue valori di equità e giustizia; può essere definito post-comunista, socialista, di ispirazione democratica e socialista liberale.
I partiti di sinistra guardano con occhio positivo l’innovazione come nuova fonte di lavoro.

Chi è di destra invece persegue valori conservatori; può essere considerato seguace del post-fascismo.
I partiti di destra tendono verso una forte entità statale che accentra tutti i poteri e verso la conservazione della realtà esistente: tutela degli interessi consolidati e garanzia di libertà di autorealizzazione di ogni individuo.

partiti di sinistra

Master in ‘Fare politica etica’

Per chi desidera entrare e operare nel complesso mondo politico l’Università Telematica Niccolò Cusano propone il master in ‘Fare politica etica’, percorso di specializzazione post-laurea, di primo livello, afferente alla facoltà di Scienze Politiche.

Il corso mira a fornire le competenze e gli strumenti professionali da impiegare nella politica attiva. Tra le tematiche affrontate: i rapporti con l’Unione Europea, le attività parlamentari, l’etica nella politica, nelle attività pubbliche e private, il sistema di prevenzione dei reati, i codici etici, la deontologia negli uffici pubblici, i principi della finanza etica, i reati di corruzione nella Pubblica Amministrazione.

Nel dettaglio la struttura didattica del master Unicusano prevede lo studio e l’approfondimento delle seguenti materie:

  • Diritto Costituzionale
  • Scienza politica del sistema Italia
  • Fondamenti filosofici ed etici della politica
  • Geografia elettorale
  • Politica ed Economia
  • Politica e Reati
  • Politica, Burocrazia e Pubblica Amministrazione
  • Privacy e trasparenza
  • Fare politica in ambito europeo
  • Storia dei partiti in Italia
  • Elementi di informatica

Completano il programma tre seminari di approfondimento su:

  • Motivazione e sondaggi
  • Psicologia della comunicazione di massa e comunicazione politica
  • Doxologia – Pianificazione della campagna elettorale

La tematiche delle lezioni e dei seminari prevedono l’intervento di docenti ed esperti della materia mentre le testimonianze sono affidate a rappresentanti ed esponenti del mondo politico.

Il master ha un costo annuo di 1.200,00 euro.

Il costo prevede l’erogazione dei contenuti attraverso la pratica modalità formativa e-learning, o ‘a distanza’ che dir si voglia.
Si tratta di una metodologia che consente di impostare l’apprendimento in maniera flessibile  e personalizzata.

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