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Debito pubblico in Italia: quello che c’è da sapere

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Il debito pubblico in Italia ha raggiunto nel mese di luglio 2018 un nuovo record storico; il rapporto debito/pil è pari al 131%, che tradotto in euro significa 2.342 miliardi.

Una premessa fatta di cifre e percentuali per introdurre una tematica delicata e complessa, ovvero la drammatica situazione economica italiana, ripresa quotidianamente dalle notizie di telegiornali e programmi di approfondimento politico.

‘Sale il debito pubblico in Italia’, ‘nuovo record storico per il debito pubblico italiano’, ‘gli investitori stranieri fuggono dall’Italia’: sono solo alcuni dei ‘titoloni’ che allarmano e spaventano anche chi non mastica la materia e non comprende fino in fondo alcuni dei concetti fondamentali dell’economia.

Ecco perchè l’Università Telematica Niccolò Cusano di Milano ha deciso di realizzare una breve guida sull’argomento, finalizzata ad agevolare la comprensione della materia anche a chi non ha conseguito una laurea in Economia.

La situazione economica italiana

Partiamo da una breve e sintetica analisi dell’attuale situazione economica italiana, fondamentale per comprendere il significato di debito pubblico e di tutte le conseguenze che da esso scaturiscono.

Ad eccezione del 2009, anno di massiama crisi economica mondiale, il nostro paese ha sempre chiuso i bilanci con un saldo primario attivo.

Per chiarire il concetto di ‘saldo primario attivo’ possiamo dire in parole semplici che l’Italia è riuscita a spendere, per l’erogazione di beni e servizi ai cittadini, meno di quanto ha incassato.
Si tratterebbe di una buona notizia se non fosse per il fatto che deve corrispondere ogni anno, ai propri creditori (detentori di BTp), interessi calcolati su cifre di debito altissime.
Ecco quindi spiegato il motivo per il quale il saldo finale risulta sempre negativo.

Ancora qualche numero per comprendere la situazione.

Purtroppo l’Italia ha distaccato di diverse decine di punti percentuali il debito pubblico della Germania e della maggior parte dei paesi europei, anche di quelli ‘più sfortunati’.
Il dato che preoccupa gli operatori internazionali (enti finanziari, agenzie di rating, banche, investitori e in generali gli stati esteri) non è prevalentemente di tipo quantitativo, quanto piuttosto di natura qualitativa: più della metà della percentuale di debito è afferente agli interessi sui debiti stessi.

cos'è il debito pubblico

Cos’è il debito pubblico

Entriamo nel cuore del nostro articolo e cerchiamo di familiarizzare e approfondire con alcuni concetti importanti.

Partiamo dalla definizione di debito pubblico presente sul sito della Treccani:

“Importo complessivo dei prestiti che lo Stato, le aziende statali autonome, le regioni, le province, i comuni, le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, le imprese e gli enti speciali appartenenti allo Stato contraggono periodicamente a fronte del deficit di bilancio. In senso più specifico, solo il debito contratto dallo Stato all’interno e all’estero e più spesso solo il debito interno.”

Ci sembra leggermente più semplice e comprensibile la definizione presente sul sito Wikipedia, che riportiamo di seguito:

“Il debito pubblico, attualmente, in economia è il debito dello Stato nei confronti di altri soggetti economici nazionali o esteri – quali individui, imprese, banche o Stati esteri – che hanno sottoscritto un credito allo Stato nell’acquisizione di obbligazioni o titoli di stato (in italia BOT, BTP, CCT, CTZ e altri) destinati a coprire il fabbisogno monetario di cassa statale, ovvero l’eventale deficit pubblico cumulato nel bilancio dello Stato, e la copertura degli interessi.”

In altre parole lo Stato diventa debitore nei confronti del settore privato dell’economia, sia italiana che estera, e/o della Banca Centrale quando ha bisogno di reperire risorse finanziare per coprire la spesa pubblica: produzione ed erogazione di beni e servizi di pubblica utilità (salute, istruzione, difesa ecc), retribuzioni, investimenti e interessi.

La necessità di reperire fondi per espletare tali tipologie di attività nasce quando le principali entrate di natura tributaria (imposte dirette e indirette, contributi sociali) non riescono a coprire le spese.

Anche chi non ha nozioni di economia particolarmente approfondite riesce a comprendere che se le uscite superano le entrate esiste una problematica da risolvere, che aumenta di complessità all’aumentare del disavanzo.

Ora qualcuno potrebbe pensare, giustamente, che per diminuire il debito pubblico bisogna fare in modo che le entrate superino le uscite.
Il concetto è semplice e anche corretto; ma alla semplicità del concetto si contrappone l’enorme difficoltà di realizzazione.

Come abbiamo già accennato nel corso dei precedenti paragrafi gli interessi incidono in maniera pesante sulle uscite per cui recuperare il disavanzo diventa complicato.

De cosa è composto

Partiamo dal presupposto che in Europa l’ammontare del debito è espresso nella valuta del Paese al quale fa riferimento, e quindi in euro.

Il debito pubblico si crea quando lo Stato, non essendo in grado di colmare il disavanzo, è costretto ad emettere Titoli del Tesoro da vendere all’asta ad un determinato tasso interesse.

I creditori, ovvero coloro che acquistano le obbligazioni, possono essere nazionali o esteri; possono essere individui, banche o Stati esteri.

La valutazione dell’entità del debito pubblico non può essere basata esclusivamente sulla cifra espressa in euro; essa deve necessariamente tenere in considerazione anche del prodotto interno lordo.
La percentuale con la quale generalmente viene indicato il debito indica il rapporto esistente tra il debito stesso e la ricchezza di una nazione (PIL).

Ne consegue che il medesimo debito può essere perfettamente gestibile e sostenibile per un Paese con un buon PIL e risultare insostenibile, grave e preoccupante per un altro Paese il cui Prodotto Interno Lordo risulta essere notevolmente più basso.

Per chiarire ulteriormente il concetto un debito è considerato sostenibile quando lo Stato sul quale grava è in grado fronteggiare i rimborsi delle quote in scadenza e il pagamento degli interessi

Nello specifico il debito pubblico di un Paese è formato dal valore nominale delle passività lorde; si tratta quindi di banconote, monete, depositi postali a carico del Ministero del Tesoro, buoni, fruttiferi, prestiti erogati da banche e società finanziarie, titoli obbligazionari di Stato ed Enti Locali.

Sono escluse invece dalla voce ‘passività lorde’ i debiti commerciali delle PA, ovvero gli importi da pagare a fornitori per beni e servizi ricevuti.

Origini del debito pubblico italiano

L’attuale debito pubblico in Italia, la cui percentuale come abbiamo accennato nel corso della premessa supera il 131%, è frutto di 30 anni di storia; trent’anni di eventi che ne hanno determinato l’odierna gravità.

Prima di arrivare alla situazione attuale analizziamo le quattro epoche storiche in cui si sono registrate le percentuali più alte.

Il primo picco in termini percentuali si registra nel 1897; con la crisi economica di fine Ottocento il debito raggiunge il 117% del PIL.
Con l’era giolittiana la percentuale scende al 70%.

La seconda impennata percentuale si registra nel primo dopoguerra, in seguito alle spese sostenute per le imprese belliche.
Nel 1920 il debito raggiunge il record storico del 160%.

Il terzo boom si registra durante la Seconda Guerra Mondiale; nel 1943 la percentuale è del 108%.
L’inflazione del Dopoguerra si rivela provvidenziale per il debito italiano che scende in soli tre anni al 40% (1946).

La quarta impennata è tutt’oggi in corso.
Evitiamo in questa sede di entrare nel merito degli eventi, politici e non, che tra il 1983 e il 1990 hanno innescato la crescita esponenziale e costante del debito perchè sarebbero necessarie pagine e pagine di informazioni più o meno oggettive.

Per concludere la panoramica riportiamo soltanto un dato, piuttosto indicativo per comprendere la difficoltà concreta del nostro Paese ad abbassare la percentuale: nonostante l’Italia tra il 1995 e il 2017 abbia chiuso in attivo 22 bilanci su 23, chiaramente al netto degli interessi sui debiti, non è riuscita a riportare la situazione debitoria a livelli accetabili.

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